Modello organizzativo

Un Sistema Assicurazione Rischio Reato (SARR)  non può prescindere da una analisi, progettazione ed implementazione realizzata ad hoc per l’Ente al quale ci si riferisce. Deve rispondere a precise esigenze di controllo e rilevazione reati e deve tendere, attraverso cicli costanti e sistematici di miglioramento sia del sistema che della sua attuazione, a rendere sempre più improbabile la commissione dei reati presupposto commessi a vantaggio dell’ente. Ovviamente obiettivo del sistema non può essere l’assoluto impedimento del reato, ma è tesi concorde della dottrina e della magistrata che un Modello Anticrimine può dirsi tale laddove si caratterizza per la sua capacità di impedire la commissione del reato salvo che lo stesso non sia realizzato attraverso la fraudolenta elusione delle procedure e della modulistica che il sistema stesso compongono.

Il SARR, stante quanto sopradetto, deve essere non soltanto calato sulla realtà effettiva evitando semplici dichiarazioni di principio e banali elencazioni dei reati presupposto e loro descrizione, ma deve soprattutto essere costituito da procedure, modulistica ed istruzioni operative e  deve essere indirizzato a tutti i protagonisti e partecipanti, sia interni che esterni, sia direttamente che indirettamente,   del sistema impresa al quale si riferisce:

  • Organo di Governo
  • Organo/i di controllo
  • Dirigenti
  • Quadri
  • Dipendenti
  • clienti
  • fornitori
  • Enti Pubblici
  • collettività

Il SARR così implementato e controllato nella sua dinamica applicazione, non costituirà un costo, ma tenderà ad un miglioramento dell’indice di efficienza aziendale e quindi ad un miglioramento del rapporto risorse impiegate/risultato raggiunto.

Ovviamente  la progettazione del SARR deve tener conto di un importante categoria concettuale: il controllo.

Il controllo è una contromisura al rischio.

Esso agisce sulla probabilità di accadimento o sull’impatto, riducendoli.

Se agisce sulla probabilità di accadimento interviene necessariamente sulle cause della minaccia.  In altri casi – si pensi agli eventi di origine esterna – non si può intervenire sulla probabilità, ma soltanto sulle conseguenze, cercando di fare in modo che esse siano meno severe.

In taluni casi la contromisura è di carattere sostitutivo, come nei contratti assicurativi, quando l’evento dannoso che appunto si verifica viene compensato per somma equivalente.

Il rischio si può gestire, riducendo probabilità o impatto o entrambe le dimensioni, ma non si può eliminare.

Il controllo è infatti una grandezza che si può misurare economicamente e deve pertanto trovare giustificazione in termini di rapporto costo/benefici. Significa che se il controllo è un mezzo di contenimento del rischio, il suo obiettivo non può essere misurato in termini di rischio zero, ma di un ragionevole livello di rischio residuo. In altri termini la “parte di rischio tutelata” è data dal rischio massimo meno il rischio residuo.

I altri termini è necessario che il rapporto tra le unità costi e rischio sia pari o inferiore di 1.

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